Perchè esportare in Angola

Perchè l’Angola

  • L’Angola é un Paese emergente e ad elevato tasso di crescita
  • E’ dotato di grandi risorse naturali e minerarie
  • Ha una connotazione culturale e sociale affine all’Italia
  • E’ in grado di realizzare specifiche complementarità e sinergie
  • E’ potenzialmente polo di espansione nell’Africa subsahariana e meridionale.

Cosa vendere

Dove investire

  • Prodotti alimentari
  • Mobili
  • Prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici
  • Macchinari e apparecchiature
  • Costruzioni
  • Coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
  • Prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura
  • Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata (anche da fonti rinnovabili)
  • Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di trattamento
  • dei rifiuti e risanamento
  • Costruzioni

A partire dall’appoggio politico offerto dal nostro Paese ai movimenti per l’indipendenza durante il processo di decolonizzazione, l’Italia ha stabilito nel tempo forti legami con l’Angola. In precedenza, erano state l’opera umanitaria e di evangelizzazione dei missionari e la presenza, sin dal secolo XVI, di una piccola ma operosa comunità italiana a gettare le basi di un rapporto di salda e durevole amicizia. Nel 1976, l’Italia fu il primo Stato occidentale a riconoscere la neo-proclamata Repubblica di Angola. Da quel momento, molto importante è stato il ruolo svolto dai tanti piccoli imprenditori italiani nel Paese, ma anche quello della cooperazione italiana, delle università, dei volontari e delle ONG, il cui supporto non è venuto mai meno, neppure negli anni più bui della guerra civile.
L’Angola è il terzo partner commerciale sub-sahariano dell’Italia, dopo Sud Africa e Nigeria. Secondo i dati EUROSTAT, il nostro Paese, storicamente attestato intorno al settimo posto in ambito UE per interscambio complessivo, con volumi medi intorno ai 500 milioni di euro e con una bilancia di segno altalenante, nel 2011 è salito repentinamente al terzo posto (con un interscambio complessivo di 1.724 milioni, + 252% rispetto al 2010), dopo Portogallo e Francia, e al primo per le importazioni (1.486 milioni, +465% rispetto al 2010), accumulando nell’anno un deficit di 1.246 milioni di euro. Il drastico mutamento è stato causato dall’improvvisa impennata delle importazioni italiane di greggio angolano, intervenuta a seguito delle crisi libica ed iraniana. Nel 2012, ripristinatasi una situazione di quasi normalità nei tradizionali mercati di approvvigionamento nazionali, l’interscambio è caduto a 965 milioni di euro (- 44%). Rispetto all’anno record 2011, vi è stato un netto calo delle nostre importazioni, scese a 682 milioni euro (-54,1%), pur essendosi quelle di greggio mantenute su valori decisamente superiori ai livelli pre-crisi. Nel 2012, le esportazioni italiane sono salite a 282 milioni euro (+18% sul 2011).

In realtà, il Made in Italy venduto in Angola è molto più rilevante di quanto dicono i livelli dell’export. Paesi come il Portogallo, il Brasile e il Sud Africa utilizzano infatti ampiamente e con profitto lo strumento della triangolazione commerciale, acquistando in Italia e vendendo in Angola a prezzo maggiorato i nostri prodotti, senza alcuna lavorazione aggiuntiva, grazie all’affermato avviamento dei marchi italiani.

I principali interessi economici dell’Italia in Angola sono legati all’esplorazione e allo sfruttamento di petrolio e GNL (ENI e Saipem).

A sostegno dell’imprenditoria italiana in Angola nel luglio 1997 è stato firmato un Accordo sulla Promozione e la Protezione degli Investimenti, entrato peraltro in vigore solo nel maggio 2007, che fornisce un quadro normativo di riferimento per gli operatori economici italiani interessati ad investire nel Paese. Inoltre, dal 2010 l’Angola rientra tra i destinatari dell’applicazione dell’art. 7 L.49/87, che prevede crediti a condizioni molto favorevoli per la costituzione di joint-venture